Was ist romantisch?
Cos'è romantico? Ciò che si estende a perdita d'occhio, ciò che sfugge l'occhio e la mente. È romantico ciò che si perde nel tempo, ciò che è troppo lontano nello spazio, ciò che altissimo e ciò che è abissale. È romantico ciò che, lì dove crediamo vi sia una mera cosa, normale, conosciuta, si cela e insieme si manifesta come d'immensa potenza - ciò che è tanto più immenso quanto più ci allontaniamo, per tentare di catturarlo con lo sguardo. È romantico ciò che è al di là dei nostri punti di riferimento, ciò che li mette in discussione: ciò che è inamovibile nel caos del mondo, ciò che scuote e devasta ogni ordine. La Luna è romantica: è lontana, antica miliardi di anni, fissa nel cielo e insieme mutevole, una compagna di viaggio e insieme estranea per sempre. Il Mare è romantico: è sterminato, vivo, il luogo delle paure più ancestrali, della fascinazione più morbosa, della malinconia più disperata, della gioia più serena e solare. Le Stelle sono romantiche, non ci insegnano che la nostra fragilità, gelose dei loro segreti più antichi, segreti che vengono confidati nell'arco di miliardi di anni, che l'Universo stesso non ha appreso del tutto.
Il romantico è iperumano, è oltre l'uomo, impossibile, noumenico. Le cose della natura hanno un pudore vergineo, non ci si mostrano che velate, ci seducono e di deludono. Hanno l'austerità di una sacerdotessa giovanissima, il silenzio delle vittime sacrificali. I sacrifici che la natura compie ci sono oscuri, e l'uomo è uomo perché non è iniziato ai suoi misteri - e per il suo bene. La natura mangiava i suoi figli millenni prima di Crono, inseminava sua madre prima di Edipo, la uccideva prima di Oreste, massacrava i propri nipoti prima di Atreo. Ciò che l'uomo non sopporta, ciò che lo conduce alla pazzia, è il peso esistenziale della natura stessa, il suo costante sacrificio, la sua ingenua crudeltà che costringe e programma al suicidio la sua progenie, le sue lacrime di madre che sbrana i propri figli per avere una bocca in meno da sfamare. La natura è un animale che soffre, una madre che non può ancora morire di parto, che grida in silenzio, grida e singhiozza dalla nascita, dalla prima gravidanza, che è la prima morte. La natura soffoca il suo grido nella sua stessa genetica, vive del proprio strazio. Per sopportare, deve dimenticare, obliterare ogni traccia di questa insanità, di questa pazzia.
L'uomo non la sopporta la natura, è troppo delicato, troppo pulito forse, ma fin troppo cosciente per compiere certe azioni. L'uomo è l'animale che ha guardato il Sole, è rinvenuto, e come Agave si è ritrovato la testa di suo figlio tra le proprie mani. Ha dovuto cancellare questa immagine dalla mente, ha dovuto creare la cultura, tenere tutto sotto controllo, in maniera frenetica. La cultura è ciò che salva l'uomo da un'esistenza di paura, dal panico di fronte alla natura, di fronte alle dimensioni cosmiche del dolore. La cultura, le sue tragedie, le sue poesie, sono calmanti, antidepressivi che l'uomo deve assumere costantemente, una terapia cominciata millenni fa senza alcuna prospettiva. L'uomo è quell'animale che si addormenta piangendo, l'unico animale che spera di non svegliarsi, o almeno, spera di non sognare.
La bellezza però non è un'illusione, non solo almeno. La bellezza è il suo tentativo di affrontare il male, di fare qualche passo nell'oscurità, di portare un po' di luce, di innalzarsi lì dove, spera, anche la natura si fa più pura, più rarefatta, più... umana. Cos'è allora romantico? Ciò che non soffre, o meglio - ciò che soffre eroicamente. È una sofferenza pulita, che è sublime perché è razionale, ragionevole forse - la natura sragiona... Sono romantiche le Alpi, gli uragani, i buchi neri - perché? Perché sono freddi, glaciali, ma insieme asettici. Contro di questi l'uomo può armarsi, imbracciare gli scudi e le penne d'oca, indossare elmi e tute d'astronauta. L'uomo può armarsi - è romantica l'unica battaglia che l'uomo può vincere, l'unica battaglia umana.
Ciò che è disumano, è bene che venga dimenticato.
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| Rebeca Matte - La Derelitta |
