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Laelius de amicitia Blackout

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I have tried 'writing' some poetry through the technique called 'blackout poetry', by inking a cheap copy of Cicero's De Amicitia , a Latin philosophical treatise on friendship from the first century BC. It is a popular, even trendy, technique, but practicing it for the first time inspired some reflections on the act of reading. I will interpolate some examples and some reflections.   Italian text: fede, piacevolmente sapiente; io, poi, presa al fianco di lui. mi ricordo intimi sulla bocca mortale, affettuosissima. la morte di quella sembra avere più peso dell'amicizia. non c'è stato nessun[o], solo te English translation: faithful, pleasantly wise; I, then, taken by his side. I remember, intimate, on my mortal mouth, so loving. its death seems to be heavier than friendship. There has not been anyone, only you To do blackout poetry, one would think, you want start reading a text, scanning for words that go well together. Then, after carefully selecting the w...

ehk (wip)

 She calls me “girl”, and I will cling onto that, Performing the ‘euphoria’ of white lies, As she’s kind enough to play this game. I am pitied: no one dares to touch The illusion of gender, cowardly, At respectful distance from the sick. My skirt’s just a skirt, not a symptom. Do not project your euphoria onto me. “You’re so brave.” “It’s safe to be yourself,” As they monitor the course of my gender, Like a terminal illness. “Your style’s so transfeminine,” So I performed, perpetuating the discourse I swore to combat: the fearful deference For the ‘mentally ill’, the ‘complicated’ Transgender. Neither reveals nor hides my daimon, But shakes my flesh with silent signals: The vague tension of my tendons, As I smoke, or the warm quaver of my skin, Under the winter sun - feminine. The ungraceful shape of my chest, The numb emotions and the tears I hold back - Masculine. Is it not still me, This centerless process I do not control Nor own? What is there to figure out? My daimon does no...

ldr

 This blue rolling vault of distant souls Ties the rays, as hands of friends, In the eternal chain. Like waves, the hearts Return, to meet again, in one space. As it shifts, new lights enlight their face: Star-like teardrops, red Antares' cheecks, And Vega's eyes. So she waits, For the tides that deep space calls. At the Sun's shore, the nights end crashing, Till the distance's filled by every drop Of ocean Time.
 Ed or che sei partito, il cielo e il mondo Han smesso i colori, e per un momento Tace la primavera, e piovendo, quasi Sentisse, e capisse, senza alcun rumor, L'intero amore, quanto è lento il tempo, Quanto leggero può essere il vuoto, Dolce riposami il cuore. E dovunque Per vie e luoghi e rive e ponti, tracce D'ogni bacio e parola, come spirti Quieti, eterne. Passandovi d'accanto M'assereno, ormai, che non fantasmi, né Sabbie, ma immortal opere ed intime Al nostro amor stanno, ed io sol le veggo: Sì mi culla il ricordo e il piover dolce, E il tempo, che non più vuota e scavami, Ma promettemi, ancora, in primavera.       Pausa Tutto, all'umido sol nascente, trema, E scordo l'amor, m'inganno, col vuoto In cuor, che odioso fui e fu disastro, Che ogni momento passato in eterno Rimane. Resto, a fatica, da solo.
 Mentr'io tornando andava, e ragionando Sul tetro inverno e le sue sorti, l'orror Negro crescendomi nel petto il dolor, Morii quasi, la terra si squarciando. Quel fato di lui sì vero e tremendo Le spire stringendo mi tolse il color, Come serpe che ispiri resa e terror, E il fiato. Così il senno andai perdendo. Un buio sì intimo e prossimo l'amor Mio offese, et il morir dell'intero La speme, che mi rapì il raccapriccio. Et ora il pensar del destino giaccio E fremo insonne, che ben so, sincero, Che amar promisi col mio intero dolor.

Madrigale (incompiuto)

 Quando stava in su la rocca di Cuma, Sul qual resta di Febo e al suo cospetto, Mirando il mar brillante e la sua schiuma, D'onde il diletto, che crudo il petto Mi invadea il vento, mi venne in trasogna, Curiosamente, il più amaro concetto: Che la terra di me non abbisogna, Che ugualmente niun, se, mossi due passi, Tra i bei pini, fin dove il sol si bagna, M'ammazzassi...

Amor vincit omnia

 Era circa in simil punto la Terra,  Stridendo in orbita dattorno al Sole, Che stridea io, combattendo infetti I pensieri in disperato soccorso Alla mente, ficcando nel più fondo Remoto il dolore, e nulla sentia. E se ancor il più solitario inverno Fu caldo, e il più dolce, per quell'affetto Degli amici, e poi il caro amor di lui Che ancor mi scalda, lì sotto le foglie Non s'ascose germe, ma morte. Crescea scavando il corso alla ruina, Stracciando l'alma e le parti del cuore, Quell'emozion sabbiosa e del morente. A poco uso è l'amor trovato, Che quel che vedei ancor mi ripugna E tutto inquina - ch'io l'ascosi in petto. Accolsi in me un parassita crudele,  L'imago di lei morente, e la carne Cruda, sfatta, lo sfibrarsi del Tempo, L'ingrigiar dei ricordi, lo svaporar Dello Spirto, fattosi miserrimo E schivo, che il suo tocco ancor m'offende. E se amo, e teneramente io lo amo, È che amor tutto sopporta - ma ammette Che agonizzi la speme, che s'am...

Sonetto umoristico sulla mia (mancanza di) voglia di studiare, per studenti in sessione.

 È questo lo stato dei peniser miei? È questo il fin dei cogitati affetti? Ch'aborriti insino i miei più diletti Nel troppo caffè affogati l'avrei! Sicchè vota la testa il pensar soffre E fatica la più picciol idea, Anche se di notte studiar si dea, Alcuna mia forza non più mi s'offre. E allor daje d'ingegno e di speranza, Che l'esam non si fa mica da solo, Se qualche voglia stasera m'avanza, Che senza sustanza studiar non volo. Ma davvero, finché stramazzo al suolo, Farò, per sempre chiuso in questa stanza.

Sonnet

 Quando torna il dubbio e il suspicar nero E la paur le mie cervella scempie Disgusto deserto e sabbioso m'empie E fa ruina di quel ch'amo et ero. E il dolce tuo affetto ch'io so sincero Si scarna e sfalda, sì che il cor si spegne, E le vene indegne, e le folli tempie, Tengonmi al buio silenzio et austero. Perdona l'infelice e miser zelo, Ch'io mi so sì malata e disperata Ch'è già tanta vita il mio amar pur fioco. Così mi sdreno e sveno a poco a poco, Indegna, finché avrai dimenticata La tua più flebile stella del cielo.

Pax

Passammi accanto, come in sogno, vaga Luce bellissima – fermassi il tempo Così, gentil, potemmi prender per man Guidan' l'orbita dell'anime nostre Lontane. Azzurrissime e vaghe stelle Dell'Orsa, e planetarie, son tuoi occhi Soli – eppur mi baciaron, ch'io son punto In tempo e spazio, come fossi il Sole. E ormai t'amo, ch'il tuo languor di luce Come mar lambisce l'ultima spiaggia. Fra sei mesi, se m'ami, mira in cielo La quieta danza di quest'asterismo. Non etterno è il ghiaccio su cui sol siedi, Mentr'antartico il Sole infiamma e strugge Dell'ultimo orizzonte il bianco dorso, Ma l'è la promessa, la prima e vera, E lo spirto guerrier ch'entro ti rugge. Libero, e col di libertà vessillo Promaco dussi la battaglia d'amor, Fin su nel cielo reclamommi il petto, E vincesti. Or sciuga le lacrime Che nodi quasi di stelle firmano Il viso, e tiemmi stretto. E quando il desio Siderale del caro amante, et l'Ersa Cristallina del ...

Meditazione sulla sabbia.

Ricorda la promessa che facesti Di giammai toccare l'anima loro Mai tentare e sperare, delicato Il fondo remoto che non ti spetta. Ben sai, cuor mio, qual terrore e qual tema Ignorata si cela, e che l'affetto Più dolce in te si volge in morbo. Sicché Violento è il soccorso e la tua amicizia, Violenta la di lor melanconia: Malvagio è l'amor che d'amor si nutre. Ricorda, quel pensier fondamentale: Amare è abbandonare. Lo so, mio cuor, Ben so che vuoto ci attende. Di nuovo. Tétlathi dé  kradie !   Sacrificarti Di nuovo? E rassorbir tutto il dolore E l'immensa distanza ed eternata? E vasta saprai esser come il mare Per questo fiume di lacrime e nulla E restar pur qualcosa, o anima? Intanto, lasciali, molla la presa. Sia amore l'assenza e ogni liber respiro, E ciò che lor lasciasti. In più null'altro. Questo è il destino. Soltanto stamane Ne hai compreso, mio cuor, la dolcezza, che Le lacrime t'ha asciugato – ma tardi, Troppo tardi. Tutto è ormai, finalmente...
Ogni giorno d'inverno Il Sol dipinge il cielo D'infiammati bianchi, di Azzurro schietto e vero, Come d'oro la nebbia Il suo freddo respiro. Ogni cosa scolora La desolata Terra Nell'arte sua cosmica Tinge i fantasmi, venti Futuri e malincònia. I colori mentono E mente il canto, mente L'aria, mente la vita Che ancor s'affanna agli occhi: La verità serale E i devastati versi Medito inerme al Sole Faticando il pensare E il dir che tutto È ormai già nulla.

Was ist romantisch?

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Cos'è romantico? Ciò che si estende a perdita d'occhio, ciò che sfugge l'occhio e la mente. È romantico ciò che si perde nel tempo, ciò che è troppo lontano nello spazio, ciò che altissimo e ciò che è abissale. È romantico ciò che, lì dove crediamo vi sia una mera cosa, normale, conosciuta, si cela e insieme si manifesta come d'immensa potenza - ciò che è tanto più immenso quanto più ci allontaniamo, per tentare di catturarlo con lo sguardo. È romantico ciò che è al di là dei nostri punti di riferimento, ciò che li mette in discussione: ciò che è inamovibile nel caos del mondo, ciò che scuote e devasta ogni ordine. La Luna è  romantica: è lontana, antica miliardi di anni, fissa nel cielo e insieme mutevole, una compagna di viaggio e insieme estranea per sempre. Il Mare è  romantico: è sterminato, vivo , il luogo delle paure più ancestrali, della fascinazione più morbosa, della malinconia più disperata, della gioia più serena e solare. Le Stelle sono  romantiche, non...