Meditazione sulla sabbia.

Ricorda la promessa che facesti
Di giammai toccare l'anima loro
Mai tentare e sperare, delicato
Il fondo remoto che non ti spetta.
Ben sai, cuor mio, qual terrore e qual tema
Ignorata si cela, e che l'affetto
Più dolce in te si volge in morbo. Sicché
Violento è il soccorso e la tua amicizia,
Violenta la di lor melanconia:
Malvagio è l'amor che d'amor si nutre.

Ricorda, quel pensier fondamentale:
Amare è abbandonare. Lo so, mio cuor,
Ben so che vuoto ci attende. Di nuovo.
Tétlathi dé kradie!  Sacrificarti
Di nuovo? E rassorbir tutto il dolore
E l'immensa distanza ed eternata?
E vasta saprai esser come il mare
Per questo fiume di lacrime e nulla
E restar pur qualcosa, o anima?
Intanto, lasciali, molla la presa.
Sia amore l'assenza e ogni liber respiro,
E ciò che lor lasciasti. In più null'altro.

Questo è il destino. Soltanto stamane
Ne hai compreso, mio cuor, la dolcezza, che
Le lacrime t'ha asciugato – ma tardi,
Troppo tardi. Tutto è ormai, finalmente,
Sabbia. Essa scorre, trascorre, attraversa
Le mie dita, carezzandoti l'alma,
Ancora una volta, l'onda del deserto.
Come una clessidra è il mio cuore. S'empie
Di sabbia, finché, in due giri di volta,
Gira anch'esso – scocca, ed eternamente
Torna, la sua ora fatale.