Amor vincit omnia

 Era circa in simil punto la Terra, 

Stridendo in orbita dattorno al Sole,

Che stridea io, combattendo infetti

I pensieri in disperato soccorso

Alla mente, ficcando nel più fondo

Remoto il dolore, e nulla sentia.

E se ancor il più solitario inverno

Fu caldo, e il più dolce, per quell'affetto

Degli amici, e poi il caro amor di lui

Che ancor mi scalda, lì sotto le foglie

Non s'ascose germe, ma morte.

Crescea scavando il corso alla ruina,

Stracciando l'alma e le parti del cuore,

Quell'emozion sabbiosa e del morente.


A poco uso è l'amor trovato,

Che quel che vedei ancor mi ripugna

E tutto inquina - ch'io l'ascosi in petto.

Accolsi in me un parassita crudele, 

L'imago di lei morente, e la carne

Cruda, sfatta, lo sfibrarsi del Tempo,

L'ingrigiar dei ricordi, lo svaporar

Dello Spirto, fattosi miserrimo

E schivo, che il suo tocco ancor m'offende.

E se amo, e teneramente io lo amo,

È che amor tutto sopporta - ma ammette

Che agonizzi la speme, che s'ami pur

Senza speranza, 

E stancamente.


Nulla di bello v'è in come amo infatti.

V'è l'ansia, in ogni mia parola e gesto

E senso, come di salvar dal Tempo,

Che poi son'io, che li genero e scempio,

Come sabbia scrosciando dalle dita,

Chi abbracciar non posso, che tra le mani

Così mi sfiora , e quei affetti mortali

Che, ancora in vita, io già ne fo mummie.

V'è la paura, che il mio petto incuba

E nutre, e quegli orror che partorisce,

Quando gli occhi suoi, dolcissimi, e obliqui,

O un verbo incerto, mi squarciano i lumi,

Tutto mi parla d'odio, e nulla afferro.

E la solitudine, antica, rada,

E il suo silenzio.


Tale è l'anima mia, vergognosa

E ingrata, ch'amata si sa, e amante,

Eppur sfiorita. E lenta scolorisce

La sembiante, come d'estate afosa

L'erba morta e relitta in vana attesa.

È l'immensa e vuota malinconia,

L'ovulo del nulla che a sé mi tiene

In eterno non farsi, un tratto nero

Sul mio nome, e il non esser possibile,

E un "no" supremo.